giovedì 21 maggio 2015

Sul dono



Sul dono (omaggio alla Mistress)


Molti slaves hanno dimostrato la loro adorazione nei miei confronti regalandomi oggetti di vario tipo: collant di qualità, calzature raffinate, manufatti relativi a pratiche BDSM, cene, bottiglie di vino pregiato, viaggi ed altro ancora.
Ho sempre apprezzato ogni tipo di regalo, indipendentemente dal suo valore economico, perché ogni regalo simboleggia il rapporto di fiducia che si crea tra la Mistress e lo slave ed è la prova tangibile di una devozione che necessita di riti e segni (non solo quelli che lascio sulla pelle dei miei dominati). Quindi, anche quello che può sembrare un semplice oggetto come potrebbe essere uno smalto per unghie non è mai banale, ma è sempre qualcosa che gradisco, perché in ogni singolo dono piccolo o grande che sia io riconosco quella sincerità e fedeltà che lega a me gli slaves e che rende significativa un’autentica relazione BDSM.
Quindi, in quanto Mistress gradisco qualsiasi dono che uno slave voglia portarmi, non soltanto per la specificità dell’oggetto di cui sono stata omaggiata e che potrei ricevere, ma anche per il principio sotteso all’atto del donare quale forma di devozione nei miei confronti e, in estrema sintesi, per l’idea strutturante il dono in sé.
Infatti, il dono è una pratica antica che riveste un significato antropologico di natura sociale, di potere e di sacralità[1]. Il dono costituisce un obbligo morale, segue determinate regole e possiede caratteristiche magiche[2] e religiose[3]; tutti fattori che alimentano e rafforzano un legame che si costruisce anche attorno agli oggetti, proprio perché il dono è un rito sociale che contiene aspetti affettivi, economici, simbolici e che rafforza un legame.
Quando uno slave mi regala qualcosa il suo dono è per me importante, perché esprime riconoscimento di me come padrona e trovo interessante l’affinità tra la dialettica del dono (che stabilisce una gerarchia tra chi dona-sottomesso e chi riceve-padrona) e la dialettica feudale tra i ruoli di signore e di vassallo, ruoli appunto fondati su una asimmetrica distribuzione del potere e del prestigio.
Il mio dangeoun è come una “signoria”: attraverso la mia facoltà di impartire ordini e di punirne le trasgressioni, io esercito il potere di obbligare e di legare a me, potere supremo che nel Medioevo apparteneva al re e al signore o dominus. E poiché storicamente non esiste rapporto di potere che non sia scandito da riti, cerimonie e simboli esteriori di sottomissione, ritengo che il dono costituisca il perfetto simbolo di omaggio proprio come nel sistema feudale.
In quanto Mistress io ricopro il ruolo di signora e concedo ai miei più devoti sottomessi il privilegio di diventare miei vassalli, ovvero esigo da parte loro un patto di sottomissione e fedeltà e poiché il patto di vassallaggio richiedeva una cerimonia di omaggio, ritengo appropriato aspettarmi dai miei vassalli doni volti ad onorare la mia posizione.
L’omaggio[4] era un atto formale di sottomissione tra due uomini liberi e richiedeva una cerimonia di investitura che si svolgeva in genere nel seguente modo: il sottomesso indossando particolari armature offriva doni al suo signore, recitava formule anche degradanti di dedizione e si inginocchiava. In ginocchio, poneva le mani giunte in quelle del suo signore, giurava fedeltà su reliquie e oggetti sacri e si diceva pronto a farsi condurre dal suo signore in cambio di protezione[5].
Il vassallaggio ha costituito uno dei legami sociali più forti del Medioevo ed è arrivato ad influenzare il culto cristiano: nel modo di pregare Dio per invocare la sua protezione si è diffusa la postura delle mani giunte.
Per tutte queste caratteristiche e per la serietà con la quale svolgo il mio ruolo di Mistress mi piace paragonare il rapporto di dominazione che conduco con i miei slaves ad un patto di vassallaggio nel quale i benefici che garantisco riguardano l’assoluta competenza e sicurezza delle mie prestazioni, la mia considerazione della persona che gioca con me e lo stile e la classe che sempre contraddistinguono le mie sessioni.
Inoltre, così come nel sistema feudale non tutti potevano diventare vassalli, bensì solo uomini liberi, analogamente, io non concedo a tutti il privilegio di legarsi a me in un patto di sottomissione, ma solo a persone che sappiano riconoscere le ricche sfaccettature di un’esperienza Bdsm e che sappiano rispettare le regole codificate del gioco, un gioco nel quale il valore dell’omaggio è sempre significativo a prescindere dalla consistenza del regalo.


[1] Marcel Mauss, Il Saggio sul dono
[2] Nelle tribù studiate dall’antropologia culturale gli oggetti possiedono una forza magica che le li lega indissolubilmente al donatore. Gli oggetti donati e ricevuti presentano caratteristiche magiche, simboliche, mitiche, religiose, immaginarie, che influenzano le relazioni.
[3] Secondo l’etimologia religione ha due significati originari: religare come unire insieme, creare legami tra uomini sotto le stesse divinità e relegere come avere cura, prestare attenzione scrupolosa.
[4] Homagium: homo e agere, dichiarazione di fedeltà da parte di un uomo al suo signore e pronto a farsi condurre da questo

[5] La cerimonia poteva prevedere anche il bacio sulla bocca col quale il vassallo diventava uomo di bocca e di mani del suo signore, ovvero la sua fedeltà era totale: si metteva a disposizione del signore e si impegnava a non offenderlo in nessun modo.