lunedì 19 dicembre 2011

Trasgressioni olandesi

Una persona di mia conoscenza ripete spesso che il Vaticano sia la cosa migliore che potesse capitare alla sessualità in Italia, perché ha coperto la cosa più naturale del mondo di un senso di proibito che la rende molto più eccitante. Io non posso dire di essere del tutto d’accordo, però di tanto in tanto mi capita di vivere delle esperienze che mi fanno tornare in mente quella frase. Un esempio? Il mio recentissimo viaggio in Olanda, che si è incentrato soprattutto sulla città di Amsterdam.
Amsterdam: basta nominarla, e gli italiani (e le italiane, sia chiaro) cominciano subito a fare risolini e darsi di gomito. Per chi abita nel nostro repressissimo paese infatti Amsterdam è la città dei coffee shop e delle ragazze in vetrina, due cosiddette “trasgressioni” così lontane dalla nostra morale comune che… diventano subito l’unica attrattiva di quello che in realtà è un posto davvero carino, che mi sono divertita a girare in lungo e in largo gustandomi negozi, cucina (pessima quella locale, favolosa quella proveniente dalle loro ex colonie), architettura, storia e così via.

Gli italiani invece no. Quelli erano tutti nei coffee shop, appunto, e a passeggiare nervosamente nei vicoli del quartiere a luci rosse – come se fumo e prostitute non ce ne fossero anche qui da noi! Quando si è in viaggio però anche il verme più codardo, quello che passa tutti i giorni a masturbarsi davanti a Internet di nascosto dalla moglie, si trasforma. Nei sex shop ci va “tanto per ridere”, e le ragazze in lingerie dentro le vetrine si ferma a guardarle “per turismo”, cercando di scattare foto di nascosto come se la macchina fotografica fosse una maschera dietro cui nascondersi. Guardando la tristezza di quei personaggi mi sono venuti in mente quei film che andavano di moda negli anni ’70, dove con la scusa di documentare la vita delle tribù africane i nostri registi più squallidi passavano il tempo a riprendere i seni nudi delle ragazze di colore. Roba da vergognarsi di essere nata nella loro stessa nazione!
In fondo però magari ha davvero ragione quella persona che vi dicevo. A giudicare dagli occhi fuori dalle orbite e dall’odore di marijuana, i turisti si divertivano molto più di chi ad Amsterdam ci abita tutti i giorni, e tira dritto davanti a queste “trasgressioni” con la stessa eccitazione che abbiamo noi quando passiamo di fronte a un negozio di ferramenta. Per loro fumare ogni tanto è una possibilità come tutte le altre, così come lo è rilassarsi in compagnia di una prostituta anziché andare dal fisioterapista.
Vivere la vita senza insulse angosce puritane è senz’altro meglio. È una cosa che vedo spesso in chi viene nel mio studio: la prima volta arrivano tesi come molle, con gli occhi che saettano da una parte all’altra come se si aspettassero che da un momento all’altro spuntasse Satana in persona per trascinarli all’inferno a causa della loro “trasgressione”. Poi si accorgono che l’unica cosa che trasgrediscono sono solo delle regole immaginarie che si erano costruiti nelle loro teste, e a partire dalla seconda visita appaiono molto più rilassati. Anche le pratiche che mi chiedono di provare cambiano: quelli con l’idea di “stare facendo peccato” sono più attratti da torture intense, degradazione profonda e così via; gli altri – e le altre – vivono molto meglio l’incontro, e si divertono a esplorare sensazioni che possono essere sicuramente molto forti, ma non tormenti indicibili. Semplicemente, si godono di più la vita: il BDSM diventa un bel gioco e non una punizione per espiare chissà quali colpe.
Come in tutte le cose c’è però un altro lato della medaglia: togli il senso di proibito, di oscuro, e stai pur sicura che andrà persa un po’ di quella tensione erotica che ci piace tanto. E infatti osservando il comportamento, le facce degli abitanti di Amsterdam ho avuto l’impressione che di impulso vitale non ce ne fosse proprio moltissimo.
Quasi tutti coloro che incontravo erano molto sereni, sicuramente senza quel senso di incarognimento e di venire continuamente fregati dalla vita che abbiamo qui in Italia. Facevano le loro cosine senza preoccupazioni, ma anche senza troppo entusiasmo, secondo me. E non credo che dipenda solo dalla disponibilità delle canne: l’idea che mi sono fatta è che fossero un pochino troppo comodi. È difficile da spiegare. Prendete le loro case, tutte rigorosamente senza tende.
Se chiedi in giro ti spiegano che il motivo è geografico: più vai a nord, meno lunghe sono le ore di luce solare e quindi viene naturale prendere l’abitudine a fare entrare più sole possibile in casa e negli uffici. Certo, però in questo modo tutti quelli che passano ti possono guardare in salotto e in cucina, a tutte le ore del giorno. Lasciamo pure stare il fatto che quando sono a casa mi piace spesso stare solo in lingerie, o comunque disporre in ogni modo dei miei schiavi favoriti: anche se non avessi nessuna remora a mostrarmi in quei momenti, resta comunque la voglia di avere un po’ di privacy, e che diamine!
Loro invece no. Le tende non le usano, e il problema lo risolvono in un altro modo. A meno che non sia stata io a beccare proprio sempre dei momenti particolari, mi pare che la soluzione made in Amsterdam sia “semplicemente” quella di non usare proprio le stanze visibili dalla strada. Dovunque abbia guardato, sembrava di vedere il catalogo dell’Ikea: stanze anche piuttosto carine, ma completamente deserte. Delle vetrine, non delle case.
Non vi pare significativo? Per non cambiare abitudini, per non essere diversi dai vicini, preferiscono rinunciare al gusto universale di mettersi in libertà, e in definitiva di essere se stessi.
Può essere che la mia analisi antropologica sia del tutto sbagliata, ci mancherebbe. Ma fatto sta che con queste premesse sono arrivata un po’ preoccupata al Wasteland, la festa fetish che era poi uno dei motivi per cui avevo fatto il viaggio. Magari, pensavo, questa popolazione di super-rilassati agli eventi erotici non ci va proprio e preferisce starsene a casa a guardare la televisione nello sgabuzzino, lontana dagli occhi dei passanti.
Raggiungere il luogo della festa è stata una mezza impresa: altro che party ad Amsterdam! Gli organizzatori avevano scelto un posto nell’hinterland dimenticato da dio, e col passare dei chilometri mi stavo arrabbiando sempre di più. Poi una volta all’ingresso ho capito che mi fosse sfuggito qualcosa.
Per farla breve, la scelta del locale dipendeva dal fatto che in città non ci fossero posti adatti a contenere oltre cinquemila persone (mi dicono che ce ne fossero circa 5.500), ed evidentemente i partecipanti non mancavano.
Il fatto è che fossero in grandissima parte olandesi. E, ok, anche un po’ che il concetto di “festa fetish” del Wasteland è un po’ diverso da quello a cui sono abituata io. Cominciamo da quest’ultima parte.
Il punto degli eventi fetish, di norma, è che ci si veste in modo fetish: lattice, pelle, pvc, abbigliamenti sensuali portati all’estremo. Non a caso mi ero portata in viaggio una bella selezione dei miei look preferiti, e sono stata fino all’ultimo a decidere quale combinazione di abito, corsetto, stivali e accessori indossare per fare ottima figura alla festa.
Quando invece sono entrata, ho capito due cose: la prima è che si sarebbe trattato soprattutto di un gran discotecone senza particolare concentrazione sugli aspetti più sensuali. L’altra che, giustamente, in discoteca ci si va per ballare e quindi la maggior parte dei partecipanti si era vestita il meno possibile per restare più fresca e non morire bollita nelle catsuit. Il che non vuol dire che non ci fossero anche molti personaggi abbigliati in maniera eccezionale: più banalmente, su 5.500 partecipanti ne avrò visti quattromila in pantaloncini di vinile e anfibi. Eh già, perché come peraltro sapevo fin da prima di partire, Wasteland è un evento al quale partecipa soprattutto il mondo gay – quindi il look “manzo palestrato” è quello che va per la maggiore.
Non che mi dispiaccia, anzi: non avevo ancora messo piede oltre il guardaroba che avevo già una fila di culturisti ad aspettarmi per farsi mettere al guinzaglio “da una donna”, che per qualcuno di loro rappresentava un’umiliazione tremenda e pertanto un gioco desiderabilissimo.
Abiti a parte, comunque, l’ambiente era decisamente bello ed elettrizzante. Grandi scenografie all’ingresso, tanta gente obbiettivamente bellissima, buona musica e anche un po’ di palchi su cui si svolgevano performance che… beh, che in tutta sincerità mi hanno lasciata un po’ freddina.
Se vai al Torture Garden di Londra, per esempio, che ha un’impostazione abbastanza simile a questa festa olandese, ovunque ti giri trovi esibizioni assai eccitanti e di ottimo livello. In Olanda invece ho visto: una specie di fachiro che poverino si è impegnato tanto ma faceva solo tanta pena; una trapezista come ormai ce n’è un po’ dappertutto; un ragazzo che ha dato prova di notevole dilatazione anale (mmm!) infilandosi una serie di strani oggetti, e una obiettivamente bella esibizione di bondage orientale… che però da qualche anno in qua è inflazionata peggio del prezzemolo. Tutto carino, per carità… ma da un evento così colossale mi sarei aspettata decisamente di meglio.
Il resto del party era composto da darkroom francamente impraticabili, in cui a giudicare dall’odore accadeva proprio di tutto ma che non mi attraevano proprio. Una delusione, quindi?
Tutt’altro: l’aria era carica di una tale energia che mi sono divertita comunque moltissimo… solo che non c’era quasi niente della sensualità che mi sarei aspettata da qualcosa targato “fetish”, soprattutto in un paese famoso per la sua trasgressività. Ma qui torniamo al discorso iniziale: probabilmente è proprio la mentalità a essere diversa e cambiare il modo di vivere le cose.
Uno dei momenti più belli del viaggio, comunque, l’ho vissuto al rientro. Un po’ stanca da tanti giri turistici, sono arrivata in aeroporto con le mie valigie e, oltre la porta del terminal, ho trovato ad aspettarmi uno schiavo-valletto che avevo incaricato di questo compito da diverse settimane. Sapendo dove guardare, non era difficile notare sotto la sua uniforme perfettamente stirata il rigonfiamento della cintura di castità in cui gli avevo rinchiuso i genitali prima di partire. Quando ha preso i miei bagagli era così emozionato di rivedermi che si è messo a tremare, piccino. O forse era per via del plug che gli avevo ordinato di indossare per l’occasione, chissà.
Comunque sia, mi sono diretta verso l’uscita dell’aeroporto con passo deciso, accompagnata dal ticchettare dei tacchi a spillo dei miei stivali. Mentre mi incamminavo infastidita dal volume sguaiato dei miei connazionali, ho sorriso pensando a come avrei ricompensato lo schiavo una volta tornata nella mia dimora. Dimora con tende ben chiuse e piena di segreti riservati solo a me e ai miei servi più fedeli.
Probabilmente non l’avrei liberato dalla cintura di castità. Certi piaceri, in fondo, è proprio meglio che rimangano proibiti. Non trovate?

martedì 22 novembre 2011

Parliamo di politica... o quasi

E così siamo arrivati alla fine, o almeno sembra. Nel momento in cui sto scrivendo, in Parlamento si stanno scannando per l’ennesima volta mentre cercano di accordarsi su una serie di “misure speciali” che possano permettere all’Italia di non fallire ingoiata dai debiti. Io non sono una economista, ma credo di non sbagliare se dico che non c’è misura che tenga: la nostra simpatica classe politica è finalmente riuscita a spolpare l’osso fino all’ultimo, e dopo tanti anni di comportamenti irresponsabili da una e dall’altra parte non è rimasto più niente con cui tappare i buchi di bilancio.
Non sono neanche un’esperta di politica, quindi non dirò cosa penso bisognerebbe fare della gentaglia che sta in Parlamento – tutti, dal primo all’ultimo e contando anche quelli delle legislature passate – benché la mia esperienza professionale mi possa suggerire un po’ di ideuzze interessanti. D’altra parte, di una cosa sono certa: come dice un mio caro amico, in Italia la politica è morta da almeno trent’anni, quindi è inutile riempirsi la bocca con questo argomento.

Se però “i politici” sono solo un teatrino di delinquenti, sono a cavallo. Di spettacoli sì, che me ne intendo! Anzi, a essere precisa me ne intendo ancora di più di spettacoli erotici… cioè proprio di quelli che secondo mille intercettazioni, rilevamenti e inchieste hanno contribuito a distruggere la nostra nazione e la sua credibilità.
Non pensiate che questa sia una critica politica, per carità. Nelle camere di piacere del mio studio non c’è spazio per certi argomenti noiosi: superata la soglia, anche il più importante dei ministri diventa solo un umile schiavo e non vedo proprio perché dovrei sporcare il mio paradiso con discussioni inutili. Anzi, come vedete ho aspettato anche parecchi mesi prima di dire la mia sui famosi “bunga bunga” – ma ora che il sipario sta calando (per quanto?) su questa triste vicenda  ho proprio voglia di dire la mia. Da professionista della sensualità, mica da opinionista.
Allora, ve le ricordate le intercettazioni telefoniche che hanno dimostrato a tutti il ruolo dell’impresario Mora nei festini porno di Arcore? A me ne è rimasta particolarmente impressa una che diceva più o meno così:
Mora – Senti, per la festa di stasera vestiti da sexy infermiera, così fai un po’ di scena, ok?
Ragazza – Ma come da sexy infermiera? Che vuol dire?
-  Beh… con un camice bianco senza niente sotto, le autoreggenti bianche, magari uno stetoscopio…
- Eeeeh? E io dove le trovo queste cose?
- E dove vuoi trovarle… se non ce le hai in casa vattele a prendere in un sex shop, no?
- Ah, va bene. Lo farò. Ma poi cos’è che devo fare?
- Se ti vesti da infermiera fa’ l’infermiera, ti pare?
- E cosa fa una infermiera?
- Ok, ho capito. Allora: ti vesti come ti ho detto, fai un po’ di balletto, poi ti ci avvicini, fai finta di auscultarlo…
- E che vuol dire?
- Che gli metti lo stetoscopio sul cuore. Poi gli provi la pressione… hai capito dove, vero?
- Oh sì. Questo l’ho capito!
- Ecco, brava. Alla fine mi raccomando di dirgli che è in perfetta salute, come un ragazzino, che a lui gli piace sentirsi raccontare ‘ste cose…

…e via così. Adesso però penso che ci stiamo chiedendo tutti la stessa cosa:  ma come è possibile che qualcuno così incompetente sia finita a essere una delle prostitute più pagate del mondo? No, dico… non è che stiamo parlando di ingegneria nucleare, eh? Qui si tratta solo di interpretare una delle situazioni più classiche che si siano mai viste. Eppure non ci arrivava lo stesso. Costo della prestazione, secondo l’analisi dei conti del cosiddetto “utilizzatore finale”: da 5.000 a 125.000 euro.
Con il mio passato da infermiera (vera) posso assicurarvi una cosa: per quella cifra avrebbe potuto ingaggiare tranquillamente una dottoressa vera. Ma con una somma simile si può affittare anche una intera squadra di pornostar professioniste, tipo le ragazze dei film di Andrew Blake; o una scrittrice di best seller erotici (se si preferiscono stimoli più intellettuali); o due settimane di una compagnia teatrale specializzata in spettacoli perversi come La Fura dels Baus o i Suka Off; o uno stuolo di schiave professioniste come quelle di certi studi tedeschi, alle quali si può fare assolutamente di tutto; o una top model di livello internazionale, o qualsiasi vincitrice di qualsiasi concorso di bellezza del mondo. Fidatevi di chi conosce un po’ l’ambiente dell’eros a pagamento: le cifre sono molto più basse di quanto si creda.
E allora non si può fare a meno di domandarsi perché ridursi così.
A dire la verità credo di sapere anche la risposta, che purtroppo è molto deprimente per chi come me (e probabilmente voi) la sensualità la vive con raffinatezza, come una cultura preziosa che va studiata, alimentata e migliorata di giorno in giorno, con l’impegno che merita quella che è, in fin dei conti, l’attività più piacevole che si possa sperimentare nella vita. E il fatto è proprio questo: che a pensarla così siamo solo una rara minoranza.
Tanto per fare un esempio, nella mia casella di email arrivano regolarmente messaggi di due tipi. Il primo è di chi mi riempie di complimenti per i contenuti del sito, la scelta delle parole, la raffinatezza delle foto e non ultimo ciò che scrivo in questo blog. L’altro è invece l’esatto opposto: gran lamentele perché non ci sono abbastanza immagini, perché non mi mostro nuda e perché “c’è troppo da leggere”. Come dire: ‘sono capitato sul tuo (e già, perché questi tizi danno sempre del tu, neanche fossi una loro amica…) sito e ho voglia di farmi una pugnetta, quindi vedi di darti da fare perché non ho mica tanto tempo per queste cose’. Che squallore!
Il vero problema è che per ciascuna mail del primo tipo ne arrivano otto o dieci del secondo, e questo la dice lunga su quanto poche siano in proporzione le persone dotate di cervello. Anzi, direi le persone e basta, perché qualcuno che pensa all’erotismo solo come a una questione di rapida masturbazione è per definizione solamente un animale, una bestia.
Ma fra di noi, che ragioniamo più da homo sapiens, possiamo permetterci qualche ragionamento un po’ più approfondito. Quella che sto per scrivere non è solo la mia impressione, ma una interpretazione seria che condivido con uno dei miei schiavi favoriti, che di professione fa il sessuologo e pertanto ha una visione più completa della cosa.
Il fatto è, cari miei, che un po’ in tutto il mondo ma in Italia soprattutto, si prende la sensualità troppo alla leggera. Fino a quando si è eccitati… per carità, è la cosa più importante che ci sia e si è capaci di metterci dentro tantissime energie. Poi però arriva l’orgasmo, l’ormone se ne va a nanna e, d’improvviso, si pensa che “tanto è solo sesso, mica una roba seria”.
Io questa cosa l’ho vista accadere infinite volte. Si va dal cliente che mi si presenta come schiavo devotissimo, pronto a tutto, e quando ha un orgasmo spontaneo semplicemente entrando nella mia camera delle torture impallidisce e scappa a gambe levate inventandosi balle inverosimili. C’è la ragazza che prima mi perseguita per settimane perché “vuole imparare a fare la Mistress” e non appena si accorge che ci sono impegni da rispettare e nozioni da imparare abbandona tutto e torna a fare la commessa al supermercato. C’è il fotografo che mi contatta per realizzare degli scatti attorno ai quali costruire un’intera mostra sul BDSM ma poi si perde d’animo quando gli dico che non sono a sua disposizione ventiquattr’ore al giorno e quindi sparisce senza che si veda più alcuna mostra. L’organizzatrice di “seminari di cultura sadomaso” che è talmente svogliata da mandare in vacca il lavoro dei relatori, e poi non ti risponde nemmeno più a telefono. Il proprietario di locali che prima ti racconta di volere organizzare la più grande sfilata fetish mai vista ma al momento di spostare un faretto decide di continuare a vendere pizze. L’artigiano che si presenta sul mercato come il più grande costruttore di stivali erotici mai visto però ci mette tre anni fabbricarne un paio, e poi sono pure fatti male… Devo andare avanti?
Potrei citare altri duecento casi, e l’unico punto in comune sarebbe quello: passato il breve momentino di esaltazione, per tutta questa gente l’erotismo diventa qualcosa di inutile, se non addirittura da disprezzare.
Allora per forza che non è più importante che una escort sappia fare davvero il suo lavoro, o che una Dominatrice abbia veramente un dungeon attrezzato come si deve… Tanto cosa cambia? Il tempo di una sega, e via: tutto dimenticato, si può tornare a rincretinirsi davanti alla tele (o a rubare dalle tasche di una nazione).
In queste settimane ho sentito diverse persone lamentarsi di come sia calata la qualità del BDSM in Italia, e non nego che è un fenomeno che sento anche io. Tuttavia penso che si stia confondendo la causa con l’effetto: l’erotismo estremo della dominazione e la sottomissione resta quello di sempre, intrigante e stimolante come null’altro al mondo. Quel che è cambiato è il modo con cui sempre più persone lo approcciano. Invece che considerarlo un tesoro prezioso da proteggere e far crescere sempre più, ci si lascia trascinare da questo stupido atteggiamento usa-e-getta che ci viene ripetuto insistentemente da tutte le parti, ed ecco il risultato.
C’è un detto che mi sembra venga dalla Cina, che recita: “qualsiasi opera durerà nel tempo solo tanti anni quanti ne sono serviti per costruirla”, e credo proprio che sia vero. Dedica all’eros solo cinque minuti, e non ti restituirà piacere che per cinque minuti; coltivalo invece per tutta una vita, mostrandogli il rispetto che merita, e ti darà emozioni inarrivabili in ogni momento della tua esistenza.
Per quanto mi riguarda sarò un po’ cocciuta, un po’ all’antica, ma amo la mia passione da tanto tanto tempo e non ho nessuna intenzione di cambiare atteggiamento. Ho la fortuna e il piacere di avere tanti schiavi che la pensano come me, e ciò che realizzo con loro tutti i giorni mi rende enormemente felice.
Ora sta a voi scegliere: preferite una vita di masturbazioni tristi e rapide, o quella che offre il regno di Madame Ingrid? Se lo chiederete con gentilezza, sapete che varcare la mia soglia non è così difficile…

martedì 11 ottobre 2011

Incidenti evitabili

Ora che è passato abbastanza tempo e le acque si sono un po’ calmate, penso sia doveroso che anche io dia le mie impressioni su un avvenimento di cui, purtroppo, si è parlato molto in queste ultime settimane. Mi riferisco all’incidente di bondage avvenuto a Roma e del quale preferisco non pubblicare alcun link, per il semplice fatto che tutto ciò che si è visto finora in rete e sui giornali non ha affatto la mia approvazione. Questo per vari motivi: nella migliore delle ipotesi infatti le notizie sono state troppo vaghe e imprecise, mentre nella maggior parte dei casi si è puntato come spesso accade sullo scandalo puro; Non parliamo neanche poi delle lotte intestine che questa sciagura ha scatenato fra le cosiddette “comunità” virtuali di Internet, che si sono rivelate ancora una volta composte soprattutto dalla versione aggiornata di quelle vecchie comari ipocrite e rancorose di cui sono pieni i proverbi.
Per proseguire il discorso è però necessario citare almeno i fatti salienti. Succede che, una brutta sera, due ragazze sui vent’anni e un personaggio di età doppia, che si presentava spesso come esperto di bondage e fotografo specializzato sul tema, sono usciti da un locale e si sono appartati in un garage per giocare con le corde. L’uomo ha eseguito una legatura su cui a oggi c’è ancora ben poca chiarezza, una delle ragazze ha perso i sensi ed è morta prima che potesse essere soccorsa correttamente. L’altra ha invece subito dei danni che l’hanno mandata in coma, dal quale pare si sia ripresa.  Il tale – di cui non farò il nome anche se finito su tutti i giornali insieme a quello delle ragazze – ha chiamato il pronto intervento, ha ammesso la propria colpa ed è stato messo agli arresti domiciliari. Nel momento in cui scrivo è in attesa di giudizio.
Questo è tutto ciò che si sa di certo sull’accaduto. I mass media e il tam tam di Internet hanno sproloquiato a lungo su molti altri particolari, ma la verità è che non esiste alcuna altra informazione sicura per il semplice fatto che i protagonisti del fattaccio non hanno rilasciato dichiarazioni, e la polizia ovviamente non ha reso pubblici i dettagli dei rilevamenti eseguiti e dei referti medici.
                Ciò non ha tuttavia impedito che si scatenassero dibattiti, trasmissioni televisive, interviste con “esperti” più o meno attendibili e moltissimi articoli che pretendevano di spiegare tutto non solo dell’accaduto, ma anche del “fenomeno bondage” in sé. Ed è qui che ho cominciato a sentire puzza di bruciato.
Eh già, perché nella quasi totalità dei casi le informazioni fornite su questa pratica erotica erano molto, ma molto confuse. Non parlo della comprensibile imprecisione fra bondage in stile occidentale e shibari (o meglio: “kinbaku”) alla giapponese, ma proprio di una rappresentazione della cosa che non ha nulla a che fare con la realtà.
                Chi come me ha avuto la pazienza di seguire tutta la questione ha dovuto sorbirsi una quantità di scemenze inverosimile. C’è chi ha sostenuto che le corde siano una nuova moda riservata ai giovani violenti, chi ha scritto che tutto il bondage si fondi sugli strangolamenti, chi ha descritto strani e per fortuna inesistenti culti dediti a riti assurdi… Roba da far drizzare i capelli in testa a una persona ignorante di questi temi che dovesse sentirne parlare per la prima volta in questi termini.
                A essere del tutto onesta devo ammettere anche che non sono mancati interventi molto precisi ed equilibrati… che sorprendentemente sono stati tutti a opera proprio di coloro che mi sarei aspettata essere invece più ostili alle sessualità alternative. Ricordo in particolare una trasmissione radio di Gianluca Nicoletti in cui il giornalista ha ripetuto spesso che è assurdo credere al mito delle “brave ragazze acqua e sapone”, e che praticamente chiunque ha un suo lato trasgressivo del quale fa parte anche l’esplorazione di giochi erotici. Una criminologa invece ha parlato con estrema precisione della realtà del bondage, anch’ella minimizzando i presunti pericoli di questa attività.
Chi mi ha molto delusa, purtroppo, è stato invece il cosiddetto “ambiente BDSM”.
Già poche ore dopo la disgrazia si è vista una vera corsa in cui decine di personaggi si sono affannati a sparare le proprie sentenze sull’accaduto, quasi sempre con l’obiettivo evidente di presentarsi come unici depositari della saggezza BDSM. Molti hanno fatto delle figure barbine, alcuni ce l’hanno messa tutta ma sono stati travisati da giornalisti in cerca solo dello scoop, e sostanzialmente uno solo è uscito vincitore, comparendo in numerose interviste e anche in televisione. E scatenando una specie di guerra dei poveri.
                Sì, perché la persona in questione è anche il titolare di un negozio specializzato in attrezzature fetish e BDSM, nonché l’organizzatore di corsi di bondage (ai quali fra l’altro pare che avessero partecipato anche le persone coinvolte nell’incidente). E cosa volete che faccia un professionista quando viene intervistato? Naturalmente risponde alle domande, ma parla anche della propria attività. E apriti cielo.
                Subito tutti hanno urlato allo scandalo: come si permetteva, secondo loro, un bieco commerciante di farsi pubblicità sul cadavere di una povera ragazza? Vi risparmio la lunga battaglia di spiegazioni, controaccuse, scuse, faide e palle varie che sono seguite. Quel che conta è che, come al solito, ho visto all’opera l’atteggiamento assurdo degli italiani, per cui chi come me o quel tale ha fatto della propria passione un lavoro andrebbe subito messo al rogo. Salvo poi lamentarsi che non si trova una vera Dominatrice nemmeno a pagarla oro, o che non ci sono negozi dove andare a comprare abiti e frustini. Roba da pazzi.
Quello che ha dato fastidio anche a me, devo ammetterlo, è stata la “stranissima” coincidenza per cui pochi giorni dopo tutta questa esposizione mediatica quel signore se ne è spuntato con l’inaugurazione di una vera e propria “scuola di bondage”. Come dicevo non mi infastidisce affatto che qualcuno si faccia pagare per tenere dei corsi su questi temi, anzi. Che si approfitti di una sciagura per risparmiare sulla pubblicità, invece, mi sembra un po’ squallido. Ma in realtà non è di questo che volevo parlare.
Torniamo a ciò che è avvenuto nel garage di Roma. Anche se le notizie non sono ufficiali, ci sono due o tre punti praticamente certi su cui penso di potere commentare con una certa sicurezza.
Primo: le tre persone coinvolte avevano appena finito di fare baldoria in un locale. Sicuramente avevano bevuto – tanto o poco non si sa e non ha nemmeno tanta importanza – e inoltre le prime notizie d’agenzia parlavano di “analisi tossicologiche positive”.
Secondo: un aspetto su cui tutti sono stati concordi è che il legatore non avesse a portata di mano alcuno strumento con cui tagliare le corde in caso di emergenza. Lasciamo stare il particolare che tutti si ostinano a ripetere “non aveva un coltello” quando qualsiasi corso di bondage spiega fra le prime cose che i coltelli sono pericolosi, e conviene pertanto usare le apposite forbici di sicurezza. In ogni caso questo tipo di attrezzatura mancava.
Terzo: l’incidente c’è stato, e questo significa che evidentemente non erano state prese tutte quelle precauzioni che ogni buon esperto di corde mette in cima alle proprie priorità. Se, tanto per fare un esempio, le due ragazze fossero davvero state legate “a contrappeso” così come dicono le cronache, qualunque persona con un po’ di competenza avrebbe predisposto una serie di nodi di sicurezza che si potessero slacciare con un solo gesto liberando una ragazza dall’altra.
Il quarto e ultimo punto lo aggiungo solo perché sarebbe fondamentale… se solo venisse confermato, mentre invece le ultime notizie sostengono che non c’entri niente con l’accaduto nonostante sia stato invece ripetuto mille volte nei primi giorni dopo l’incidente.
Tant’è: pare che la morte e il coma siano stati dovuti a delle corde passate attorno al collo delle ragazze. Sui rischi delle pratiche di controllo del respiro ho già scritto in passato, ma in realtà non c’è bisogno di andare a leggere. La questione è semplice: anche un bambino sa benissimo che strangolare la gente è pericolosissimo, quindi è assolutamente intollerabile che degli adulti abbiano intrapreso un “gioco” così imbecille. Se davvero si sono messi a giocare agli impiccati, come altro pensavano che potesse finire la serata?
Ora prendiamo i quattro punti e ditemi: secondo voi c’entra qualcosa questa disgrazia con il BDSM “sano, sicuro e consensuale” di cui abbiamo sempre parlato? A me sembra più che fosse una ricetta sicura per una tragedia. E questo mi fa arrabbiare per almeno due motivi.
                Innanzitutto sono infuriata dal fatto che tutti continuino ad associare l’avvenimento di Roma con il normale bondage, come quello che pratico io nel mio studio. È come se da domani non si potesse più andare in macchina senza essere guardati con disprezzo solo perché un pazzo ha provocato uno scontro guidando contromano. Il problema è il cretino che non ha rispettato le regole seguite da tutti, non l’attività in sé!
                Poi c’è il fatto che i giochi con le corde magari non sono un “fenomeno giovanile”, ma di sicuro sono diventati una specie di moda da quando si sono moltiplicati i siti web dedicati al bondage. D’improvviso tutti si sono ritenuti esperti solo perché avevano visto qualche foto e mezzo video… mentre chi prende queste cose sul serio ha sempre avuto l’abitudine di studiare molto a lungo prima di azzardarsi a prendere in mano le corde. Come ex infermiera potrei scrivere pagine e pagine sui rischi di lesioni anche gravissime che una legatura fatta male può provocare con estrema facilità, e come appassionata di erotismo estremo vi assicuro che in Italia le persone davvero competenti in questo campo si contano sulle dita delle mani. Io, per esempio, studio e pratico bondage da molti anni ma mi reputo solamente un'appassionata di talento. Ma allora mi spiegate perché se vado su Facebook o sui vari siti a tema in un profilo su tre vedo gente che si definisce “esperta” o “maestro” di bondage?
Se torno con la memoria agli ultimi anni mi vengono in mente almeno due altri casi di morti per bondage avvenute in Italia. Nel primo un poveretto è stato abbandonato attaccato a un albero con una catena stretta al collo (e i veri esperti ti ripetono sempre: mai allontanarsi più di tre passi dalla persona che hai legato, così la puoi tenere sotto controllo in caso di emergenza!); Nel secondo un cretino che aveva visto troppi film porno aveva legato una prostituta in una posizione che impediva una corretta respirazione.
                Un amante delle statistiche potrebbe dire che tre morti sono irrilevanti rispetto alla quantità di giochi del genere che si fanno tutti i giorni. Per me però restano tre morti di troppo, soprattutto perché si potevano evitare semplicemente con un pochino di buon senso e di umiltà nell’imparare prima di agire, o di rivolgersi a persone competenti.
Nei giorni successivi all’incidente sono stata intervistata anche io dal quotidiano locale di Brescia, dove ho il mio studio. La giornalista che è venuta a trovarmi è rimasta sconvolta dal mio livello di preparazione tecnica e da quanto la realtà del BDSM (e del bondage, naturalmente) sia diversa da come se la immagina la gente. A un certo punto mi ha anche chiesto se siano molte le persone che cercano il rischio estremo con pratiche come lo strangolamento. La mia risposta è stata che non lo so, per il semplice fatto che quando mi si presenta qualcuno con questi desideri assurdi lo caccio a calcioni nel sedere.
Io posso essere sadica (altroché se lo sono…) e perfino crudele, ma ho studiato una vita per rendere le mie passioni perfettamente sicure e prive di rischi: scusatemi tanto, ma non tollero di essere associata a certi deficienti. Spero di essere stata chiara. Per ogni eventuale chiarimento, mi trovate al mio solito numero di telefono e presso il mio studio.
E se fate i bravi e lo chiedete con molta, molta gentilezza, potrei anche accettare di farvi provare un po’ di legature. Ma fatte a modo mio.

lunedì 25 luglio 2011

La testa in vacanza (ma i piedi e i video no)

Il mio lavoro mi piace, credo che ormai lo abbiate ben capito. Ciò non toglie che comunque anche io ogni tanto mi prenda un po’ di vacanza, come ho fatto appunto negli ultimi giorni.

Località top secret e situazione perfetta, con un luogo splendido e ancor più splendide possibilità di immergersi. Il diving è una passione che mi conquista ogni anno di più, dalla quale sto ottenendo grandi soddisfazioni nonostante, per una volta, mi tocchi… fare la sub.

Ma battute a parte, si è trattato di una pausa ideale lontano da tutto. Nulla a che fare con le terribili ferie della gente comune: non ho sofferto code, ritardi, fastidi, famiglie invadenti, bambini rumorosi, folla, animatori insopportabili, inquinamento né altro che potesse turbarmi anche solo minimamente. Sdraiata sotto il sole, con la pelle imperlata d’acqua salata e un bel libro a portata di mano, mi sono tolta il gusto di rilassare anche il cervello.

Essere una Dominatrice richiede infatti un impegno mentale notevole, visto che bisogna ragionare per due. Gli schiavi, dopotutto, possono permettersi di reagire solamente alle situazioni che invento per loro. Io invece in ogni incontro devo orchestrare l’esperienza di maggior soddisfazione per entrambi, assicurarmi che tutto il necessario sia pronto all’uso, curare dettagli anche minuti quali la scelta del tipo di illuminazione o dell’eventuale musica di sottofondo, scegliere l’abbigliamento più adatto… ed è solo l’inizio! Tutti questi preparativi avvengono dietro le quinte, prima che arrivi il mio ospite: quando suona il campanello comincia invece una fase ancora più impegnativa, nella quale è mio dovere e piacere studiare la persona che ho davanti, valutarla e capire – spesso da piccoli indizi e non certo dalle sue parole – cosa lo stia animando in quella particolare giornata, i possibili problemi e quali invece possono diventare spunti per rendere il nostro tempo insieme ancora più stimolante.

Dell’impegno che va in ciascuna sessione ho già scritto in passato, quindi non ritornerò sull’argomento. Quel che però sfugge alla maggior parte delle persone è che pur aiutata dalla mia vocazione naturale e da tanta esperienza, quando domino compio un lavoro non molto diverso da quello di uno psicologo, o meglio ancora di uno scassinatore. La persona che ho di fronte a me è come una cassaforte che nella maggior parte dei casi tiene ben nascosti i propri meccanismi di chiusura, quindi sta a me sondarne la corazza esterna con strumenti raffinati fino a capire dove e come agire per penetrare a fondo, fino a raggiungere il tesoro di sottomissione che racchiude all’interno. Difficile? A dire la verità, ormai no: con gli anni ho affinato le mie tecniche così bene da incontrare raramente casi davvero impegnativi. In compenso si tratta di un lavoro intenso e faticoso.

Ecco quindi perché potere osservare senza altri pensieri l’andirivieni turchese delle onde mi rilassa così tanto. Ed ecco perché, puntualmente, dopo pochi giorni di quella pur bellissima vita comincio a sentire la nostalgia per le camere del mio studio di Brescia. Quelli che per voi sono luoghi di tortura e umiliazione per me rappresentano un fantastico giocattolo con cui tenere impegnata una mente che non è proprio abituata a star ferma. Dopo un po’ finisco coll’annoiarmi, e benché non mi siano certo mancate le occasioni per far conoscere la mia sadica inventiva a qualche aspirante servetto locale ho dovuto trovare nuovi passatempi.

Tutto è cominciato quando ho fatto un elenco delle vacanze più belle, strane o interessanti che abbia sinora avuto occasione di fare: una lista ben curiosa, ve l’assicuro. Rileggendola ho notato una cosa, e… No, questo è un discorso che è probabilmente meglio tenere per un’altra volta, tra qualche mese.

Quel che invece posso dirvi è che rientrando a casa sono rimasta sorpresa nel notare il successo di un mio piccolo esperimento del quale non avevo nemmeno mai parlato a nessuno. Volete vederlo? Provate allora a cliccare su questo link: è il mio canale di YouTube, sul quale nei mesi scorsi ho caricato un po’ di video dedicati esclusivamente ai miei piedi. FetishLady1 è un nome un po’ bruttino che ho dovuto scegliere quando ho trovato già occupati tutti gli account con il mio solito nome, e l’indirizzo che vedrete è quello del sito che ho dedicato solo ai miei amici feticisti: tutto il resto invece è la Madame Ingrid che conoscete bene.

Come dicevo, avevo provato a pubblicare quei video senza nemmeno annunciarli per vedere che tipo di risposta potessero ottenere. Beh, che dire: migliaia e migliaia di visualizzazioni dimostrano che evidentemente sono proprio tanti gli schiavetti che venerano le mie estremità, che ne dite?

Visti i risultati credo che in futuro ci sarà qualche sorpresina anche su questo lato. Certo, nessun video potrà mai sostituire nemmeno alla lontana l’esperienza di incontrarmi di persona… ma questo è un problema facilmente risolvibile: hai mai cliccato sulla scritta “come contattarmi”, qua sopra?

sabato 11 giugno 2011

Di nuovo BoundCon - Parte seconda

[continua dal post precedente…]

 L’ambiente

La cosa che più mi piace di esperienze come la BoundCon è comunque l’atmosfera che si respira durante tutto l’evento. Non certo per l’odore di wurstel che ogni tanto proveniva dal bar interno alla fiera, ma per la situazione fantasticamente libera in cui ci si ritrova immersi fin dal primo momento, quando arrivando davanti all’ingresso si trovano già decine di persone in abito fetish (alcune anche parecchio svestite) che chiacchierano amabilmente fumandosi una sigaretta. E qui è meglio che mi spieghi.

Intanto: non stiamo parlando di scappati di casa che si ritrovano di nascosto in un vicolo buio. Anche se la fiera si svolge un po’ in periferia si tratta comunque di una zona normalmente abitata di una grande città europea, da mezzogiorno in poi. Anche il look fetish non è una timida gonnellina in latex, ma dresscode completi con corsetti strettissimi, tacchi a spillo vertiginosi, harness di cuoio o interi completi da ponygirl. Roba che di solito si vede solo alle migliori feste specializzate. Una gioia per gli occhi, credetemi.

Ma soprattutto il punto è che nessuno si atteggia a superstar, nemmeno chi se lo potrebbe davvero permettere. Prendi Gord, che citavo prima, o il leggendario JD Leathers, o Matthias Grimme che da solo regge tre quarti dell’industria BDSM tedesca con le sue pubblicazioni, le feste, le performance, i corsi, i negozi, i piercing e chi più ne ha più ne metta. Alla BoundCon (o fuori, in questo caso) sono tutte persone normalissime, sorridenti e completamente prive di puzza sotto il naso – al punto che se qualcuno ogni tanto chiede un autografo o di essere fotografato insieme alla sua fetish model preferita la reazione più comune è di incredulità. Come se non avessero proprio niente di speciale, nemmeno se magari hanno appeso due chili d’acciaio ai capezzoli o la pelle segnata dalle frustate appena prese.



Il punto è questo. La BoundCon è a tutti gli effetti una fiera come tutte le altre, con gli stand degli espositori, le conferenze, le dimostrazioni, la fila per i panini, i gadget e così via. Però è anche una zona franca in cui è normale trovarsi fianco a fianco con gente che magari sta facendo provare al suo partner degli aghi nella pelle, o una frusta, o una camicia di forza in pelle nera. Tu sei lì che fai shopping, un altro passa chiacchiarando nel cellulare, e un’altra ancora se ne va in giro con un dilatatore anale enorme che le spunta dal perizoma. E magari sono le due e mezza del pomeriggio.

Da una parte questa atmosfera ammazza completamente la carica erotica della situazione, non c’è dubbio. Dall’altra però viene proprio naturale chiedersi perché diavolo non ci siano più occasioni simili nelle quali vivere liberamente le proprie passioni, circondati da persone con gli stessi gusti e la stessa naturalezza. Eh già, perché di sguardi morbosi o personaggi viscidi non se ne vede in giro neanche uno.



Non solo: come punto d’appoggio avevo prenotato una suite nell’albergo convenzionato con la fiera, che oltretutto è anche piuttosto bello. Quando alla mattina scendevo a fare colazione, pur non essendo assolutamente un luogo privato era pieno di gente in dresscode già alle dieci del mattino e di schiavi e schiave che servivano i loro padroni con tutti i crismi – compreso chi restava completamente nudo e in ginocchio. Il tutto mentre attorno lavorava il normale personale dell’hotel… e si rifocillavano anche gli altri ospiti, che magari non avevano niente a che fare con la fiera. Sguardi di riprovazione? Neanche uno. Dio, che paradiso!

Se penso all’atmosfera che ho ritrovato rientrando in Italia, con il suo solito atteggiamento falso e morboso riguardo a tutto ciò che è sensualità, con la strumentalizzazione del sesso, con l’ignoranza, con le ragazze (e le bambine!) manipolate da delinquenti senza scrupoli per i loro giochetti di potere, con i ricatti, con le battute da caserma… Sì, lo ammetto: tante volte mi chiedo se non sia il caso di emigrare in un paese un po’ più serio del nostro. Magari un giorno lo farò.

Nel frattempo però mi guardo attorno e vedo il mio studio, tutto ciò che ho costruito negli anni, i clienti che sono diventati anche amici o schiavi affidabili ai quali affidare compiti importanti, l’agenda con i numeri di tante persone che fanno parte come me della cosiddetta Scena BDSM e piano piano costruiscono un mondo più tollerante anche qui da noi… e chissà che prima o poi non scopra invece che valga proprio la pena di resistere nella mia città.



La festa

La seconda sera della BoundCon c’è stata Sub Rosa Dictum, cioè la tradizionale festa fetish “della fiera” (anche se in realtà viene organizzata da altri) che, da quando ha chiuso il meraviglioso Kitty Kat Club, è diventata anche l’evento più importante dell’anno per quanto riguarda la Germania meridionale. Figuratevi se potevo mancare.

La festa si svolge in un capannone esattamente di fronte a quello che ospita la fiera. In un angolo ci sono i resti di tubazioni e caldaie industriali, ma è sostanzialmente un capannone vuoto con un paio di banconi bar e poco altro. Costa 40 euro senza consumazioni, non c’è un palco per gli spettacoli (e in effetti non ci sono neanche spettacoli), non ci sono grandi attrezzature BDSM ma solo quattro piccoli separé con delle peraltro bellissime croci di S.Andrea, non c’è un dresscode particolarmente rigoroso e non c’è nemmeno una gran qualità musicale, visto che per tutta la notte è stata suonata musica anni ’80 che più commerciale non si può, compresi Madonna e Michael Jackson. Eppure è un evento imperdibile. Perché?

Perché il capannone non è vuoto, ma strapieno di almeno 3.000 persone mediamente piuttosto belle, sexy e sorridenti; perché dopo due giorni di spettacoli in fiera nessuno sente il bisogno di vedere ulteriori performance; perché se la gente ama davvero il BDSM non ha bisogno di grandi attrezzature per giocare a livelli anche molto intensi (provate a chiederlo al sedere dello schiavo che mi ha accompagnata…); perché nonostante ci fossero anche un paio di persone in jeans e maglietta, tutti gli altri sfoggiavano dei look fetish eccezionali (me compresa, grazie) senza alcun bisogno che fosse una cosa imposta; perché se la gente ha voglia di ballare e divertirsi vanno benissimo belle canzoni che tutti conoscono piuttosto che robe astruse per volere fare gli originaloni a tutti i costi.



Ancora una volta viene spontaneo fare il confronto con l’atmosfera italiana. Conosco molto bene diversi organizzatori di eventi fetish e BDSM in Italia e ho discusso spesso con loro dei problemi e dei successi di questo tipo di serate… e quel che mi dicono è sempre la stessa cosa. In Italia feste così grandi non se ne riescono a fare perché la gente, alla fine, non vuole veramente parteciparvi. Come ho riscontrato personalmente anche io, qui da noi lo sport preferito è lamentarsi senza tuttavia mettersi minimamente in gioco: se la festa manca è colpa di chi non la organizza, se la festa c’è “io in quei posti non ci vado mica” oppure “io non mi vesto strano per andare a una festa”, e anche quando si partecipa finalmente all’evento il tempo lo si passa soprattutto a stare fermi e fare commenti acidi sugli altri partecipanti. La critica più triste che abbia sentito è “io alle feste ci andrei anche, ma bisogna pagare”.

Che sconforto! Se solo sapeste cosa vi perdete… ma dopotutto si sa che siete masochisti, no? Io per fortuna sto dall’altra parte della frusta, e non a caso di solito mi diverto spesso anche alle feste italiane – come per esempio all’Alias Club, ma di questo parliamo la prossima volta.

sabato 28 maggio 2011

Di nuovo BoundCon - Parte prima

Uno dei miei ultimi post prima di lasciare un po’ abbandonato questo blog (e l’ultima volta vi ho spiegato perché) riguardava la BoundCon, la fiera del bondage di Monaco di Baviera. Sorpresa sorpresa: pare che la storia si ripeta davvero, così mi sembra anche giusto che la ripresa degli aggiornamenti si occupi proprio dello stesso evento – da cui sono tornata da poco.

Questa volta sapevo cosa aspettarmi, pertanto ho avuto l’accortezza di concentrare tutte le mie attività di quei giorni nella stessa zona. Il mini-tour tedesco ha toccato anche altre città, ma per tutta la durata della BoundCon ho evitato viaggi e trasferte in modo da potermi godere fino in fondo la manifestazione.

Manifestazione che, in effetti, non è che sia poi così vasta: sta tutta in un padiglione fieristico, eppure riesce a offrire così tanti stimoli interessanti che tre giorni diventano appena sufficienti per coglierli tutti. Non ci credete? Sentite qua…



Gli acquisti

Fatemi cominciare da un argomento che mi sta particolarmente a cuore. Per quanto abbia partecipato a fiere fetish un po’ in tutto il mondo, questa di Monaco resta forse la migliore in termini di varietà delle proposte e di prezzi più o meno ragionevoli (beh, per lo meno secondo gli standard assurdi di queste cose…). Rispetto agli anni precedenti c’era forse qualche espositore in meno e gli stand apparivano un po’ meno ricchi, ma ciò non toglie che gli schiavi che ho scelto per accompagnarmi siano stati trattati come dei veri ciuchini da soma, carichi di borse piene di acquisti.

Inutile che vi faccia l’elenco di tutti gli abiti, i corsetti e gli strumenti che mi sono comprata: chi verrà a trovarmi nel mio studio di Brescia potrà vederli di persona… e provare sulla propria pelle l’effetto di alcuni giocattolini che mi intrigano non poco! Già, perché a dispetto del nome alla BoundCon non c’è solo bondage, ma anche BDSM, fetish e tutto ciò che rende piacevoli le mie giornate. Quest’anno le scarpe non erano niente di che, ma preferisco vederne il lato positivo: per lo meno non dovrò fare installare altri armadi in cui stivare la mia collezione.



Un altro rammarico è che nel caos generale non mi sono accorta di due articoli che ho scoperto solo fra i cataloghi riportati a casa, ma avrei invece comprato volentieri. Il primo è un sistema chiamato “manette elettroniche”, che in realtà di manetta ha ben poco. Si tratta infatti di un accessorio per elettrostimolazione (o elettrotortura, a essere cattivelle…) che avrei potuto unire a un po’ di giocattoli che già fanno parte della mia collezione. Il principio è quello dei radiocollari: finché lo schiavo segue fedelmente ogni movimento della Padrona va tutto bene, ma se si allontana più di un tot… cominciano i guai.

Quel che accade è che entra in funzione un sensore di movimento collegato agli elettrodi. In altre parole lo schiavo deve stare bene attento a rimanere immobile in attesa del ritorno della proprietaria, altrimenti partono scosse abbastanza dolorose da ricordargli che, essendo un semplice oggetto da compagnia, non ha alcun diritto di decidere autonomamente dove andare. Una delizia, considerato che si possono regolare sia il raggio d’azione che l’intensità degli impulsi. C’è perfino un pulsante perfetto per trasformare il soggetto in una bella statuina, anche restandogli vicino.



L’altro articolo è di una semplicità eccezionale, ma era pubblicizzato così male che ho capito di cosa si trattasse quando sono andata a curiosare su Internet, una volta tornata a casa. Si tratta semplicemente di lenti a contatto completamente nere, concepite per i giochi di deprivazione sensoriale. Funzionano molto meglio di una benda, e garantiscono che il mio compagno di giochi rimanga completamente sperduto alla mercé dei miei capricci… Solo a scrivere queste righe mi vengono in mente dozzine di scenari eccitantissimi!

È chiaro che le più elementari norme igieniche vietino di usare lo stesso paio di lenti (costosette, fra l’altro…) con due persone diverse, ma se fossi stata più attenta credo proprio che ne avrei comprato qualche confezione da tenere a disposizione in studio. Fortuna che ho trovato dove acquistarle online, così se qualcuno vuole provare l’emozione di una sessione completamente al buio… non ha che da chiedermelo con un po’ di anticipo, e vedremo insieme qual è il modo migliore per procurarsi questo bel giocattolino.



Gli spettacoli

Una delle grandi attrattive della manifestazione è rappresentata dagli spettacoli – ovviamente di bondage – in cui si esibiscono alcuni dei più grandi esperti del mondo. Quest’anno c’erano addirittura tre palchi: uno più grande e attrezzato su cui si sono succedute le performance più impegnative, uno piccino che poteva essere prenotato da chiunque ne avesse voglia e un terzo riservato principalmente a una simpatica gara di “slegatura”, in cui due ragazze per volta venivano legate e cronometrate sotto l’occhio attento di un gruppo di giudici che ne valutava anche lo stile e l’estetica mentre cercavano di liberarsi.

Durante tutta la BoundCon ho visto all’opera un po’ di tutto: da veri mostri sacri dell’immobilizzazione erotica a personaggi un po’ arrangiati ma pieni di buona volontà. Però devo riferire con grande piacere che due degli spettacoli più belli sono stati offerti da italiani, che hanno tenuto ben alto l’onore del nostro paese così disonorato nell’opinione pubblica, specie straniera.



Sul palco grande si è esibito infatti MaestroBD, che ha avuto l’intuizione di non azzardare una performance troppo tecnica ma di puntare sulla messa in scena. Aiutato anche dall’aspetto fisico ha interpretato allora Mangiafuoco alle prese con una Pinocchia molto simpatica ed espressiva (oltre che carina!), che è stata prima ridotta a marionetta, poi liberata sotto forma di monella sexy e infine… trasformata in asino, con tanto di coda e orecchie. Divertente e originale, non c’è che dire.

La maggior parte delle altre performance seguiva infatti sempre lo stesso schema, con delle sospensioni in stile giapponese davvero bellissime… ma che dopo la trentesima volta che le vedi diventano un po’ stucchevoli. Menomale che a variare l’atmosfera era presente anche il fondatore della leggendaria House of Gord, che forse avrete visto insieme ai suoi strani macchinari simil-industriali anche in un paio di puntate di CSI. Questa volta ha portato con sé un calesse per ponygirl… formato esso stesso dai corpi di ragazze legate e ripiegate in modi spettacolari!

Ma dicevamo degli italiani. L’altro grande spettacolo è stato vedere all’opera il caro amico Andrea Ropes, che riesce a superarsi ogni volta che lo incontro. Nelle due o tre volte in cui è salito sul palco anche i più famosi nomi del settore sono rimasti a bocca aperta per l’eleganza e la velocità con cui riesce a far danzare le proprie corde, realizzando dei lavori di una precisione incredibile. Per arrivare ai suoi livelli serve purtroppo una costanza di studio che io non ho proprio, ma sono felice di avere partecipato ad alcuni suoi seminari privati nei quali ho appreso qualche tecnica niente male. Chi vuol provare l’abbraccio delle mie legature?

 [continua...]

sabato 7 maggio 2011

DOVE ERAVAMO RIMASTI

Mmm… vediamo… Siete ancora qui?

Mi fa molto piacere, perché erano molti mesi che non passavo più dal blog e cominciavo a sentire un po’ di nostalgia per queste pagine. Qualche giorno fa, parlandone con un’amica appassionata di Web, si diceva che è il destino di quasi tutti i blog: tutti coloro che ne aprono uno partono a lancia in resta scrivendo tutti i giorni, poi diradano sempre più le pubblicazioni, poi chiedono scusa per l’assenza, poi promettono di riprendere… e poi spariscono. L’unica eccezione sono i blog commerciali, i cui autori vengono pagati per il loro lavoro di scrittura.

Io non faccio la blogger di professione, pertanto non farò alcuna promessa. Quel che posso dire però è che come vedete sono di nuovo qua, e spero proprio di trovare un po’ di tempo almeno per dettare a qualche schiavo-scrivano una serie di nuovi interventi. Nel frattempo tuttavia direi che possiamo riprendere da dove eravamo rimasti tanto tempo fa… cioè dalla Boundcon.

Proprio così: per una strana coincidenza in questi giorni sto preparandomi proprio per tornare a Monaco di Baviera e alla “fiera del bondage”, di cui avevo parlato nel mio post precedente. Si tratta solo di una tappa di un mini-tour in Germania che mi porterà a incontrare anche un paio di personaggi molto interessanti e a partecipare a una bella festa fetish/BDSM di cui conto di parlarvi al più presto. Questo però è l’immediato futuro. Vista l’occasione sarà invece il caso di raccontarvi invece il recente passato, cioè cosa è accaduto in questi mesi di silenzio del blog.

Fare l’elenco di tutti gli avvenimenti sarebbe naturalmente lunghissimo, per cui ve lo risparmio. Quel che posso fare è però raggruppare mesi e mesi di eventi in qualche comoda categoria.



Viaggi

Uno dei miei più frequenti impegni in questo periodo è stato viaggiare. Diversi schiavi mi hanno invitata in luoghi decisamente piacevoli, e mi sono divertita molto quasi in tutti i casi. Una esperienza davvero unica è stata per esempio somministrare una lunga fustigazione circondata dallo splendido scenario di una spiaggia tropicale tutta per noi; in un’altra occasione ho potuto invece sperimentare le sensazioni di una lunga nuotata sulla barriera corallina… vestita in latex così come la persona che era con me! Sapeste quanto mi dispiace non poter pubblicare le foto che abbiamo scattato… ma alla privacy non si comanda.

Altri viaggi li ho fatti per partecipare a varie feste europee. Detto fra noi, ho avuto l’impressione che nell’ultimo anno la crisi abbia fatto perdere un po’ di smalto anche ai “leggendari” eventi del settore. Il Rubber Ball di Londra è stato un disastro, la Nuit Demonia  di Parigi aveva come al solito tanti spettacoli ma dava l’idea di essersi ammosciata, e di altri appuntamenti è meglio non parlare proprio. Fortuna che mi sono rifatta con un paio di party privati veramente fuori dal comune, anche se pure in questo campo ci sono state un po’ di delusioni.

Chiaramente ci sono poi state anche le normali vacanze, e vi dirò che fra una cosa e l’altra mi sono trovata un paio di volte a provare nostalgia per il mio studio.



Lo studio

Ecco, parlando dello studio un bel po’ di energie sono state dedicate a rinnovare gli ambienti dei miei giochi. Alcuni lavori sono stati di tipo strutturale, per esempio per modificare il sistema di illuminazione o aggiungere nuovi punti d’aggancio utili alle sessioni di bondage. Altre novità hanno riguardato le attrezzature: alcune sono cambiate, altre sono state aggiunte, altre ancora semplicemente spostate… per quanto possa essere semplice spostare mobilia e strumenti che a volte richiedono diversi uomini per essere sollevati. È proprio una fortuna avere a disposizione tanti schiavi volenterosi, no?

Buona parte del mio tempo è stata assorbita poi da tutto un altro tipo di studio: quello sui libri, per migliorare la mia padronanza (è proprio il caso di dirlo) della lingua inglese. Grazie anche alla cortese collaborazione di un paio di partner per il dialogo che mi hanno permesso di fare pratica di conversazione anche in situazioni un po’ diverse da quelle trattate di norma dai corsi di lingua ormai non c’è più niente che mi impedisca di dominare anche verbalmente i miei amici provenienti dall’estero.



Feste e performance

Come dicevo qualche riga più su, mi sembra che ultimamente il livello medio delle feste BDSM e fetish sia un po’ calato. Ciò non vuol dire però che la mia presenza sia stata meno assidua: lo sapete che amo le occasioni in cui esibire i miei look estremi, così ho partecipato a parecchi eventi sia in Italia che all’estero – sia come semplice ospite che come vera e propria performer.

Un appuntamento particolare è stata l’inaugurazione dell’Alias Club, una nuova festa fetish che si è tenuta a Vicenza e alla quale sono molto affezionata, visto che è stata ospitata da un locale che amo per la sua eleganza e la professionalità del suo staff. L’organizzazione era inoltre la stessa del famoso Secret Fetish Party, quindi si è trattato di una serata davvero piacevole e di qualità che spero si ripeterà presto.

Dopo avere girato tanti party che si proponevano come grandi occasioni di gioco ed esserne rimasta molto delusa (chi ha detto Cosy Party?) sono poi tornata a essere un’habitué del Sadistique di Milano: piccolo – ma neanche poi tanto – e con poca pubblicità, ma in fin dei conti un ambiente molto selezionato, in cui tutte le persone presenti amano davvero il BDSM e soprattutto si mettono davvero in gioco.



Workshop e seminari

Dopo avere seguito per tanti anni innumerevoli corsi piccoli e grandi che mi hanno permesso di approfondire la conoscenza di diverse pratiche di dominazione, quest’anno ho accettato anche l’invito a partecipare a un workshop di tre giorni… come insegnante, o meglio come relatrice.

Naturalmente mi era già capitato tante volte di spiegare a qualcuno come realizzare l’una o l’altra pratica, o di discutere di aspetti poco noti dell’erotismo estremo. Questa però era la prima volta in cui mi sono trovata davanti a una vera e propria platea, e superato il nervosismo iniziale ho avuto la conferma che il ruolo di “maestrina” mi si addice molto!

Sfortunatamente l’organizzazione dell’evento ha lasciato molto a desiderare e non credo proprio che mi lascerò nuovamente coinvolgere da quelle persone, tuttavia ritrovarmi con il pubblico e i miei colleghi relatori è stato molto piacevole e ho come l’impressione che prima o poi mi rivedrete altrove di nuovo in cattedra…



Le sessioni

Naturalmente tutto quel che ho scritto finora non ha escluso la mia attività principale. Fortuna che per me la dominazione è una passione vera e un vero stile di vita, altrimenti non sarei sopravvissuta a mesi particolarmente intensi dal punto di vista delle sessioni – sia per quantità che per il livello elevatissimo di alcuni sottomessi che hanno voluto provare come ci si sente nelle mie mani. Qualcuna di queste esperienze merita proprio di essere raccontata e, naturalmente con il consenso dei diretti interessati, credo proprio che lo farò nei prossimi post.
 

Insomma… come vedete c’è un buon motivo se non mi sono dedicata più al blog: avevo troppo da fare! La mia filosofia è come sempre che la vita vada vissuta nella realtà anziché su Internet, quindi non ho avuto un attimo di dubbio su come impegnare il mio tempo. Ciò detto, devo riconoscere che la voglia di scrivere non manca e che gli argomenti interessanti sarebbero parecchi, quindi chissà che questo nuovo post non segni l’inizio di una ripresa anche della mia presenza online. Continuate a seguirmi da bravi cagnolini ubbidienti e vedremo…